15 – 21 ottobre
19 novembre – 1 dicembre

 concept e coreografa Silvia Gribaudi
danzatori/performer: Andrea Rampazzo, Matteo Marchesi, Siro Guglielmi e Silvia Gribaudi
assistente coreografia: Giovanna Garzotto
documentazione drammaturgica: Giulia Galvan
luci: Antonio Rinaldi
Produzione Zebra
Coproduzione Bassano Opera Estate Festival, Orlando – identità, relazione, possibilità-
in collaborazione con Danstationeen Malmö Sweden e KLAP Maison pour la Danse Marsiglia
Progetto selezionato per CollaborAction XL 2018-2019
Sostegno Residenze: ResiDance Anticorpi 2018, Mondaino – Teatro Arboreto, Lavanderia a Vapore Torino , Armunia Castiglioncello e Artisti Associati Gorizia , Danstationeen, Danscentrum Skånes Dansteater Malmö Sweden
Produzione 2020 (secondo cast) Danstationeen Malmö Sweden

Come e in quanti modi si possono interpretare “Le tre Grazie” oggi?

“Graces” è un progetto di performance ispirato alla scultura e al concetto di bellezza e natura che Antonio Canova realizzò tra il 1812 e il 1817.

L’ispirazione è mitologica. Le 3 figlie di Zeus: Aglaia, Eufrosine, e Talia, erano creature divine che diffondevano splendore, gioia e prosperità. Negli ultimi 10 anni Silvia Gribaudi si è interrogata sugli stereotipi di genere, sull’identità del femminile e sul concetto di virtuosismo nella danza e nel vivere quotidiano, andando oltre la forma apparente, cercando la leggerezza, l’ironia e lo humour nelle trasformazioni fisiche, nell’invecchiamento e nell’ammorbidirsi dei corpi in dialogo col tempo.

In questo caso sono in scena 3 corpi maschili, 3 danzatori dentro ad un’opera scultorea che simboleggia la bellezza in un viaggio di abilità e tecnica che li porta in un luogo e in un tempo sospesi tra l’umano e l’astratto, dove il maschile e il femminile si incontrano, lontano da stereotipi e ruoli, liberi, danzando il ritmo stesso della natura.

Silva Gribaudi ama definirsi “autrice del corpo” perché la sua poetica trasforma in modo costruttivo le imperfezioni elevandole a forma d’arte con una comicità diretta, crudele ed empatica in cui non ci sono confini fra danza, teatro e performing arts. Lo sguardo ironico e autoironico ci invita a riflettere sulla necessità di una nuova levità inclusiva che abbracci ogni essere senziente nel suo attraversare il mondo.

Il dialogo con il pubblico riorienta il lavoro nella sua direzione poetica e, durante la residenza, le comunità del territorio si confrontano con i temi della bellezza e della grazia.

 

 

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