3-17 aprile 2017

Come si estrae un’immagine dal proprio contesto? Come si trasforma qualcosa che già esiste in materia nuova? Come si crea a partire da frammenti di un passato ormai a pezzetti? Come esseri umani siamo immersi in un mondo di segni che non solo tende a definirci, ma precede la nostra venuta al mondo e continua dopo la nostra dissoluzione. Questo insieme di segni (linguaggio, cultura…) se da un lato si offre come piattaforma per la costruzione di una rete di relazioni che orienta la nostra esistenza come animali sociali, dall’altra tende a fossilizzarsi e a pietrificarci in una prigione di senso illusoriamente indistruttibile. La danza, in questo senso, è un mezzo espressivo privilegiato godendo infatti sia della possibilità di essere organizzata come un linguaggio, sia di emergere da esso, trascendendo irriducibilmente al significato tramite l’unicità del corpo. La tensione tra significante e significato nel gesto è il punto chiave della mia ricerca coreografica.
In questo lavoro ho intenzione di esplorare il potenziale del movimento nello scardinare nozioni stabilite provenienti dall’immaginario collettivo e individuale dei danzatori per arrivare alla fabbricazione di un oggetto teatrale dall’identità nuova. Nella prima parte della creazione lavorerò da solo (o con l’aiuto di Yoav Barel) focalizzando l’attenzione sulla produzione di materiale coreografico a partire dal vissuto e dall’identità miei e cominciando a inserirli in un contesto teatrale. Si tratterà di un periodo di ricerca atto a definire il carattere e la direzione estetica del pezzo. In un secondo momento aprirò le porte ad altri danzatori, condividendo il materiale già prodotto e includendo sia immagini relative al loro mondo di provenienza che qualità di movimento a loro familiari a seconda della loro formazione artistica. Successivamente procederemo a riorganizzare questi elementi per arrivare ad una struttura coesiva obbediente a nuove regole. In ognuna di queste tre fasi verranno coinvolti, a seconda del luogo e delle possibilità, gruppi di studenti di danza locali con la condivisione di materiale coreografico, la presentazione di “work in progress” e momenti di discussione del percorso creativo.
Nel progetto mi avvarrò dell’aiuto di Yoav Barel, light designer e artista visuale israelo-francese per creare un ambiente scenico in grado di supportare l’idea base del progetto, e di destrutturare quindi il linguaggio tradizionale tipico del teatro a partire dai suoi stessi elementi. L’uso delle luci sceniche e di proiezioni video sarà quindi necessario anche durante il processo creativo. La presenza di Yoav è importante per la sua posizione unica di sguardo esterno e “scardinatore” nei confronti di un immaginario collettivo a lui non familiare, garantendo quindi a tutti i partecipanti la possibilità di uno scambio artistico con un mondo (quello della tradizione Israeliana) abituato a mettere sempre in questione le fondamenta stesse della propria tradizione.

Il progetto è realizzato con il sostegno di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino

Il progetto Rootchop ha ricevuto una menzione speciale nell’ambito del bando Hangar Creatività 2017, programma di borse-progetto dedicato agli under 35 promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte.

Andrea Costanzo Martini è nato a Cuneo nel 1983. Studia balletto e danza contemporanea in Italia e Germania. Dopo un breve periodo all’Aalto Staats Theater di Essen si unisce alla Batsheva Dance Company (Israele 2006-2010) e successivamente al Cullberg Ballet (Svezia 2010-2012) e Inbal Pinto D.Company (2012-2014). Nel 2013 ottiene il primo premio per danza e coreografia alla International Solo Dance Competition di Stoccarda e tra il 2014 e il 2016 crea una serie di nuovi lavori tra cui “Tropicalat the end of Words” (2014), “Voglio Voglia” e “Trop” (2015) presentati in diversi festival europei.

EVENTI